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Hacking is not about security.

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@auserdudeDaniele Faugiana

Software Development Engineer

Esistono ancora persone che interpretano la parola Hacker in modo sbagliato, nonostante gli enormi sforzi dei veri Hacker nel cercare di spiegare come stiano veramente le cose.

La cultura Hacker si fonda semplicemente sulla ricerca continua del divertimento intelligente. Non si tratta di entrare nella rete di una banca, fare truffe informatiche, rubare password, accedere senza autorizzazione ai server e roba del genere. Un Hacker non deve essere necessariamente un esperto di sicurezza informatica. Anzi non deve necessariamente essere un esperto di informatica. Anzi non deve necessariamente essere un esperto. Ma un Hacker che non lo è, probabilmente vorrebbe esserlo. La distinzione è sottile.

Un vero Hacker, di quelli che questa parola hanno contribuito a definirla fin dagli anni ‘60, è Richard Stallman. Nel suo sito c’è una pagina dedicata interamente a questa parola. La pagina stessa è interessante solo per un vero Hacker. Chi non lo è, probabilmente la troverà banale. Molti altri rimarranno stupiti dallo scoprire che secondo Stallman, in un certo senso, anche Lady Gaga ha qualcosa di Hacker, in sé. Ed ha perfettamente senso.

Il mio primo Hacking, nel senso puro del termine, è stato ai tempi delle scuole medie e non riguarda nemmeno lontanamente l’Informatica. Mi piace molto raccontare questa storia perché è estremamente esplicativa e allo stesso tempo innocente.

All’epoca era diffuso l’apprezzamento per quelli che chiamavamo, italianizzando il termine, “scubidù”. Erano semplici intrecci di stringhe colorate, fini a se stesse, ma divertenti da costruire. I bambini che sapevano farli cercavano di venderli e non volevano insegnarmi le tecniche di intreccio per non perdere il mercato. Decisi quindi di comprarmene uno e lo studiai. Resomi conto che il motivo era estremamente ripetitivo ne tagliai uno a metà. Srotolandolo, compresi chiaramente l’intreccio e imparai a riprodurlo da solo.

È una sorta di reverse engineering. Il termine è più che appropriato. Nella cultura hacker, tuttavia, lo scopo degli hacking non è necessariamente economico. Spesso lo scopo è solo quello di capire come funzionano le cose, anche in modo fine a se stesso. A volte anche se farlo costa più di quel che si ottiene effettivamente. Si viene ripagati dall’esperienza.

Possiamo dire che l’Hacker è un esploratore. Gli Hacker odiano le regole, le vogliono aggirare e trovare strade nuove e migliori. Non amano i recinti, specialmente quelli mentali. Vogliono scoprire cosa c’è sotto, non si accontentano mai di una visione superficiale. Scavano a fondo nei problemi e si sentono insicuri se non hanno sotto controllo tutto l’iceberg, non solo la punta. Esplorano a fondo e traggono soddisfazione dalla sensazione di aver coperto tutta ciò che è ancora inesplorato.

Ma soprattutto si divertono moltissimo nel farlo.

Un estratto dal film “Hackers” del 1995

Per un Hacker la ricerca del divertimento intelligente è tutto. Non importa se informatico o non. Si può essere Hacker in tanti modi. È vero, alcuni di essi riguardano la sicurezza informatica. Molti di essi. Ma sono solo una parte del divertimento. Sono i media che hanno convinto le persone che Hacker e Cracker fossero la stessa cosa.

Quel che è importante ricordare è che gli Hacker hanno un’etica. Un codice che sottoscrivono istintivamente. E che sono le persone più interessanti di questo mondo.

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